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  • Neurodelirio scaturito dall'ascolto di Aleph at hallucinatory mountain

    30 dec 2009, 09:41

    Per l'articolo nella sua INFINITA interezza, vi rimando a http://www.rosaselvaggia.com/currentaleph.htm



    "Aleph at hallucinatory mountain"
    Current 93
    CD/LP (Durtro (EU), Jnana (US) - 2009)

    "Who will deliver me from myself?"
    Black ships ate the sky, 2006

    David Tibet si poneva ossessivamente questa domanda in Black Ships ate the sky, ripetendola sino a farne una parodia del suo inconfondibile stile interpretativo, sino a ridurla ad un rantolo stridente. A tre anni di distanza, la risposta che sorgerebbe spontaneo dargli è "assolutamente nessuno".

    Stavolta al nome "Current 93" risponde un enselmble di artisti numeroso, ognuno dei quali foriero del proprio background e del proprio personalissimo contributo.
    Nella parte conclusiva del booklet si articola una carrellata di fotografie dei partecipanti all'opera, scatti davanti ai quali, per la maggior parte, non si riesce a fare a meno di sorridere, vista l'ironia (nient'affatto sottile) con la quale è declinata l'estetica intrisa di misticismo tipica dell'universo Current 93. Mi chiedo in effetti perchè diamine una lumaca di dimensioni pantagrueliche si trovi ai piedi di un ispirato Ossian Brown, già membro dei Coil e parte del breve progetto The Nodding Folk. Altro nome noto, altro scatto inconsueto: ovvero quello nel quale William Breeze si copre il volto con una macchina fotografica digitale. Ritroviamo anche il violoncellista John Contreras, Baby Dee, Andrew Liles (già in "Birth Canal Blues" nonchè autore di recenti remix di alcuni tra i primi dischi dei Current 93), il chitarrista Matt Sweeney. Senza dimenticare l'insostituibile Steven Stampleton, naturalmente. Non dovrebbe suonare sconosciuta Andria Degens, nel cui meraviglioso progetto Pantaleimon ritroviamo parecchi dei nomi che vanno a popolare queste righe di presentazione dei musicisti coinvolti.
    Stupisce più il ruolo di assoluto rilievo di Andrew WK, qui produttore e bassista, che dal rumorosissimo "I get wet" (rumorosissimo in tutti i sensi, considerato il clamore suscitato dal naso -pare...- autenticamente spaccato a far bella mostra di sé in copertina) ai Current 93, passando per Bonnie Prince Billy, ha se non altro dato prova di versatilità notevole. Per non parlare di Sasha Grey, generalmente ricordata non proprio in virtù delle sue doti canore - nulla togliendo a "As real as rainbows", pezzo del quale è protagonista, in assoluto uno dei più riusciti del disco.
    Impossibile non citare James Blackshaw, giovane quanto celebrato chitarrista. Rolling Stone lo descrive come uno dei fautori del "nuovo rinascimento acustico". Ed ha appena inciso per la Young God Records di Micheal Gira, un nome garante di qualità al di la di ogni possibile recensione.
    Credo si evinca come la portata delle personalità facenti parte (al momento) dei Current 93 sia fondamentale e costitutiva rispetto al risultato definitivo, eppure credo anche che questo sia da imputarsi, nella sua essenza, alla sola ed unica regia di David Tibet.
    "Who will deliver me from myself?" è il rimando a Black ships ate the sky con cui aprivo poc’anzi quest'introduzione al disco. Non so fino a che punto possa trattarsi di un dettaglio autobiografico. Ma se mi figuro David Tibet porre questa domanda, allo stato delle cose, la risposta si andrebbe immediatamente a ricollegare alla misura in cui "Aleph" è una sua creatura.
    Può far intervenire l'ingombrante basso di Andrew WK e non c'è dubbio che questo ne risulterà piegato. Può mettere nella piccola bocca di Sasha Grey una nenia di frasi intrecciate che vanno a parlarci di imperatori e santi e stelle che s'eclissano.
    Si ha sempre l'incrollabile impressione che nulla possa liberarci da David Tibet e che nulla possa liberare David Tibet da se stesso: lui è Adam, lui è Aleph, lui è la Novantatreesima Corrente, qualsiasi corpo essa trascini con sé.
    V'è, in tutto ciò che porta il nome "Current 93", un carattere assolutamente personale che sta alla base di progetti dalle sonorità più diversificate; la capacità di rimanere inconfondibili senza mai scadere nel riciclaggio autoreferenziale. Si chiama carisma.

    "So when and what were the revolutions?"
    As real as rainbows, Aleph at hallucinatory mountain, 2009
    [Continua, vedi link sopra]
  • PRE - RosaSelvaggia Report (con il dovuto ritardo! :D)

    30 dec 2009, 09:38

    Sat 17 Oct – PRE Final Fest

    "There, oh there, there is the land

    All the musics shall combine"

    La sensazione era esattamente quella. Quella che ci avevano promesso, intendo.
    Da mesi non era raro imbattersi, navigando per pagine web a carattere musicale ed affini, nelle tracce della raffinata propaganda del Post Romantic Empire Final Fest.
    Cartoline da mondi trascorsi (o, forse, a venire?), i manifesti, oltre a rappresentare un supporto visivo all'altezza della -tanta- sostanza, ci preannunciavano quello che sarebbe stato il leit motiv delle trenta ore in questione: la fine.
    E l'Init è dichiarato il luogo di sepoltura dei sogni, il tardo pomeriggio del diciassette Ottobre l'ora designata quale inizio di un lungo crepuscolo: da "The shining shining world" viene estrapolato il motto di questo idilliaco gioco al massacro.
    "Come I shall show you where dreams go to when they die"
    Ma sono duemila anni che l'uomo si inerpica nel fallimentare tentativo di arrivare preparato alla fine.
    Una manciata di minuti prima dell'ingresso sul palco dell'ensemble che al momento risponde al nome di Current 93, ho preso -e non ero certo l'unica- coscienza del fatto che i sogni erano ormai agli sgoccioli, al termine della loro fulgida agonia. Dopo trenta ore ed un'attesa di cinque mesi, risulta difficile abituarsi e rassegnarsi all'idea.
    Ci avevano promesso il sentore d'una fine incombente, la paura del termine ultimo amalgamata all'impazienza di vivere quell'unico giorno lungo trenta ore.





    POST ROMANTIC EMPIRE FINAL FESTIVAL

    17 / 18 Ottobre 2009, INIT CLUB, Roma




    L'Init Club si trova al termine di una breve quanto ripida salita, laddove via della Stazione Tuscolana viene attraversata dall'acqua Claudia e si getta poi sui binari della vecchia ferrovia.
    Riconosci non tanto la location, ma l'evento in sé, dal fatto che i laterizi dell'acquedotto di cui sopra siano illuminati di rosa ad intermittenza, il medesimo fil-rosèe dei volantini, virtuali o no, visionati ormai decine di volte. Lo riconosci dallo stendardo nero appeso all'ingresso: reca la scritta "IMPERO", in rosso, mal eseguita, insegna di un'estetica che andrà poi a ribaltarsi all'interno. Ma per scoprirlo dovremo ancora attendere una quarantina di minuti considerato che l'evento vero e proprio, beh, lo riconosci da un'interminabile fila.



    Il resto, nonchè delle splendide fotografie - che infatti non sono opera mia :P- lo trovate all'indirizzo
    http://www.rosaselvaggia.com/pre.htm